Lavorare in smart working: produttività e soddisfazione dei dipendenti

Lavorare in smart working piace ai dipendenti e agli imprenditori che hanno compreso il suo potenziale: in questo articolo spieghiamo perché.

Lavorare in smart working è una pratica che vanta una crescente popolarità ma che qualcuno guarda ancora con sospetto. Inplacement ti racconta perché può essere uno strumento vincente per aumentare la produttività e la soddisfazione dei dipendenti.

Cos’è lo smart working?

Cosa significa davvero lavorare in smart working e in che modo questo modello si differenzia dal telelavoro? Prima di addentrarci nel nostro approfondimento tracciamo una veloce panoramica su cos’è lo smart working e quali sono le sue caratteristiche distintive.

Cosa significa “smart working”?

L’espressione inglese “smart working” può essere tradotta come “lavorare in modo intelligente” e sottolinea il carattere dinamico della pratica così come il suo orientamento al risultato e alla flessibilità. Non “lavorare di più”, quindi, ma “lavorare meglio”.

Smart working: cos’è e perché è diverso dal telelavoro?

Dare ai dipendenti la possibilità di lavorare in smart working significa ripensare la produttività in maniera più dinamica e orientata al risultato. Affinché si possa davvero parlare di smart working e non di semplice telelavoro, quindi, è essenziale che si passi da una gestione “per ore lavorate” a una valutazione del lavoro per obiettivi raggiunti.


Regolamento smart working: i punti chiave

Le aziende che decidono di implementare le nuove modalità di lavoro necessitano di un regolamento smart working chiaro e preciso che copra sette aree tematiche:

  1. Informazioni generali sull’accordo per lavorare in smart working (modalità, strumenti etc.);
  2. Retribuzione: in smart working il compenso del lavoratore rimane invariato, così come il suo livello;
  3. Orario: lavorare in smart working significa non avere orari fissi ad esclusione di alcune fasce di reperibilità sovrapponibili al tradizionale “orario di ufficio”;
  4. Diritto alla disconnessione: chi lavora in smart working può allontanarsi dai propri device per brevi pause regolari proprio come accadrebbe in ufficio;
  5. Normativa: i riferimenti sono legati alla Legge 7 agosto 2015, n. 124 e alla  Legge 22 maggio 2017, n. 81;
  6. Formazione e assicurazione: i dipendenti hanno diritto alla formazione riguardante l’utilizzo dei device impiegati per lavorare in smart working e devono essere assicurati contro gli infortuni lavorativi al di fuori degli spazi aziendali;
  7. Controlli a distanza: il datore di lavoro può monitorare le prestazioni dei dipendenti nelle modalità esplicitamente inserite nell’accordo e nel rispetto della privacy.

Soddisfazione dei dipendenti: il ruolo della flessibilità

Lo scenario attuale tracciato dagli esperti e dai sondaggi di settore vede la flessibilità tra i primi fattori correlati alla soddisfazione dei dipendenti e alla loro produttività.

Justin Black, direttore della People Success Platform Glint, afferma che la flessibilità garantita dallo smart working è in grado di triplicare la soddisfazione dei dipendenti e raddoppiare la possibilità che questi consiglino il posto di lavoro ad altri; mentre Paddy Hull (ex Unilever e ora Global Head of Talent, Culture and Leadership per Heineken Company) non ha timore di descrivere i tradizionali orari d’ufficio come un “sequestro di persona” ormai del tutto obsoleto.

Smart working e produttività: ecco perché conviene anche alle aziende

Contrariamente a quanto temuto dal pensiero manageriale ancora ancorato alle modalità di lavoro tradizionali il legame tra smart working e produttività si dimostra assolutamente vantaggioso. La flessibilità garantita ai lavoratori, infatti, aumenta notevolmente i livelli di autonomia, responsabilizzazione e lealtà verso l’impresa, la quale viene percepita in modo più positivo.

Inoltre, i benefici economico-sociali di questa scelta non si fermano qui perché grazie allo smart working le aziende intente nella ricerca di nuove figure possono ampliare il raggio di interesse oltre i propri confini geografici immediati e accrescere a volontà il numero dei dipendenti senza i limiti imposti dallo spazio fisico a disposizione.

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